Sunday 05th of September 2010

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La cultura Maori





I Maori hanno mantenuto le loro tradizioni nel corso dei secoli grazie all’istituzione del Maori Arts & Crafts Institute a Rotorua, nel 1920, grazie al parlamentare Maori Apirana Ngata: un istituto pensato e voluto fortemente per recuperare quella cultura che si stava perdendo dopo l’arrivo degli europei. Una delle tecniche artigianali più rinomate è l’intagliatura del legno, in cui i Maori sono autentici maestri: quest’arte è considerata sacra, e anche se i soggetti che vengono raffigurati hanno uno scopo puramente decorativo e non simbolico, possono essere inseriti in contesti diversi, tra cui anche edifici di tipo religioso. La tecnica è molto particolare: l’intagliatore inizia da un blocco di legno unico e gli dà una forma iniziale, poi procede alle raffigurazioni di visi grotteschi, spesso appartenenti agli antenati, di manaia, uccelli mitologici dalla testa umana, e figure di uomini dalle proporzioni inesatte, con testa grande e gambe corte. L’arte dell’intagliatura è importante anche per la costruzione delle canoe, che arrivano ad essere lunghe più di venti metri: i decori, più sono belli, più regalano prestigio al possessore della canoa, per questo motivo questa tradizione affonda in secoli di storia.

 

I Maori sono molto famosi per i loro tessuti rinomati. La tessitura era compito delle donne, e proprio grazie a queste conoscenze tutte femminili fu voluta fortemente la rinascita delle antiche tecniche da Rangimarie Hetet: questa artista neozelandese fondò nel 1951 la Maori Women’s Welfare League per fare rinascere quest’arte, un progetto che oggi viene portato avanti da sua figlia Diggeress Te Kanawa. Quando i Maori arrivarono in Nuova Zelanda dovettero adattarsi al clima molto più rigido delle terre polinesiane d’origine e si abituarono a filare un tipo di lino autoctono, l’harakeke. Grazie a questo tipo di fibra, poterono creare tutto ciò che contribuiva al loro sostentamento, dalle reti da pesca ai cesti per trasportare il cibo, dalle corde ai sandali, dai mantelli maschili per capi o uomini di ceto elevato alle vele triangolari delle barche waka taua, alle stuoie. Nonostante oggi indossino abiti in stile occidentale, continuano a indossare i propri abiti tradizionali per le occasioni speciali.

 

Un altro tipo di arte è l’intagliatura della giada, una gemma pregiata, compatta, opaca e molto dura, di un colore variabile che va dal verde scuro al bianco, che si trova in grande quantità sulla West Coast e nel Fiordland. L’Isola del Sud per i Maori era anche Te Wai Pounamu, che significa “l’acqua della giada”, e da secoli è il luogo in cui questo popolo si rifornisce di tale materiale per costruire oggetti di vario tipo e per le più diverse funzionalità, dalle armi da guerra ai gioielli. Un aspetto interessante è la simbologia legata ai ciondoli di giada: vengono chiamati tiki e per i Maori contengono il mana degli antenati, ovvero la loro energia e la loro potenza spirituale.

 

Una caratteristica del popolo Maori è l’arte del tatuaggio, chiamato moko, che anticamente permetteva di distinguere il rango di chi lo indossava a seconda del suo grado di elaboratezza. Il viso veniva tatuato in modi diversi in base al sesso di appartenenza e si estendeva sul corpo in relazione alla nobiltà di chi lo portava: le donne erano tatuate sul mento e sulle labbra, gli uomini sul viso ma il disegno, ispirato a motivi naturali, poteva arrivare fino alle cosce e ai glutei. Dopo un periodo in cui questa tradizione era caduta in disuso, ed era perpetuata solo dalle gang Maori violente, nel 1999 venne riconosciuto dallo Stato come forma d’arte e patrimonio culturale.

 


 

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