Sunday 05th of September 2010

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La storia




firma del trattato di WaitangiSecondo la tradizione, la scoperta della Nuova Zelanda è avvenuta grazie a Kupe, un polinesiano che approdò sull’Isola del Sud all’incirca nel 950 d.C., preparando il terreno per le ondate migratorie successive che dal Mille al Milletrecento popolarono il paese e gettarono i semi per quella che in seguito è diventata la civiltà e la cultura Maori. In origine la popolazione si divideva in hapu, tribù che potevano essere nemiche o alleate tra loro, e basavano la propria esistenza su una componente fortemente gerarchica, guerresca e violenta, che durante le lotte interne sfociava molto spesso in sanguinari episodi di cannibalismo. Un gruppo di Maori si spostò successivamente sulle isole Chatham dando vita a un altro ceppo, quello dei moriori.
 
Abel Tasman

Il primo contatto con popolazioni europee avvenne nel 1642 con Abel Tasman, ma solo con James Cook nel 1769 iniziò una nuova era per la Nuova Zelanda e per i Maori. Gli europei che navigavano fino a quest’arcipelago lo trovavano ricco di risorse e materie prime, adatto allo sfruttamento e al commercio, e iniziarono dapprima a scambiare armi in cambio di acqua fresca, cibo locale e altri oggetti d’interesse. L’introduzione dei fucili cambiò totalmente i rapporti di forza tra le diverse tribù e portò alle “guerre del moschetto” che videro Maori decimare altri Maori di fazioni avverse. I racconti su queste popolazioni indigene e sui predatori senza scrupoli che arrivavano nelle isole neozelandesi in cerca di fortuna richiamarono anche parecchi missionari cattolici e protestanti per portare la religione cristiana.

 

 

James CookUna nuova rivoluzione storica fu il Trattato di Waitangi, il primo documento scritto nella storia della Nuova Zelanda, stipulato nella Bay of Islands nel 1840 tra l’inglese William Hobson, inviato della Corona, e i nativi Maori. Questo trattato formalizzava la dominazione britannica sulle terre neozelandesi, escludendo dai giochi i francesi e le loro mire espansionistiche sugli stessi territori, e pur permettendo ai Maori di detenerne il possesso, lasciava agli inglesi il diritto di sfruttamento di tutte le sue risorse naturali. Fu così che col passare del tempo i Maori videro arrivare ondate sempre più numerose di cittadini europei che si trasferivano per cacciare balene e foche, cercare l’oro e il carbone, tagliare foreste per appropriarsi del legname, saccheggiare in ogni modo le isole così selvagge e ricchissime: questo provocò i primi scontri tra pakeha, i bianchi, e i Maori, che tra gli anni ’60 e ’70 dell’Ottocento portò alle “guerre maori”. Queste fecero perdere ai nativi quasi tutti i territori della Nuova Zelanda.

 

È del 1854 il primo parlamento neozelandese, e nove anni dopo avvenne lo spostamento della capitale a Wellington grazie al suo porto e alla sua posizione centrale sullo stretto di Cook. Nel 1893 viene riconosciuto il voto alle donne, primo paese al mondo a compiere questo passo progressista verso i diritti paritari. Nel 1907 la Nuova Zelanda, che fino a quel momento era una colonia, diventa dominion, ovvero una comunità autonoma della Gran Bretagna, e quarant’anni dopo diventa del tutto indipendente. Nella sua storia contemporanea, se da un lato ha aumentato sempre di più il suo prestigio a livello internazionale, dall’altro la Nuova Zelanda ha dovuto e deve affrontare il problema Maori, che deriva dall’irrisolta questione legata all’antico Trattato di Waitangi e alla presa di coscienza del popolo che da secoli, ben prima degli europei, abita queste isole.


 

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